Filiberto Menna

Introduzione al catalogo della mostra personale alla galleria d'Arte LA NUOVA LOGGIA di Bologna.

1971

Nonostante il gran numero di gallerie d'arte, di giornali e periodici, che si occupano di pittura, scultura, grafica, ecc., nonostante il numero crescente dei critici, nonostante tutto questo non è ancora facile, per un giovane artista, giungere alla sua prima mostra personale, evitando le trappole rappresentate dalle gallerie di secondo e terzo ordine, sempre pronte a "incoraggiare" qualsiasi dilettante disposto a sottomettersi a certe condizioni.

Ruggiero Di Lollo, giovane artista romano, ha avuto la pazienza di attendere l'occasione giusta e anche quel tanto di violenza, dettata dalla solitudine e dalla timidezza, necessaria per irrompere entro lo spazio chiuso e diffidente della critica. Diffidente non senza ragione, poiché l'Ufficio delle "presentazioni, appare sempre più scaduto e anacronistico, soprattutto se si tratta di continuare a celebrare cose sapute. Non è questo il caso di Ruggiero Di Lollo, che esce per la prima volta dalla solitudine del suo studio, dove ha lavorato per anni con molta serietà e molta coerenza.

Da anni Di Lollo insiste su queste strutture della visione, con la lenta, ma sicura messa a fuoco dei problemi e delle tecniche espressive. Ha cominciato con larghe stesure di colore puro su tela pervenendo a risultati già notevoli, ha poi sostituito la tela con pannelli di legno opportunamente preparati a ricevere le stesure cromatiche senza spegnerle e comprometterle con effetti materici ha infine adoperato grandi pannelli metallici, preparati industrialmente, per spingere ancora più avanti il proprio discorso di ordine costruttivo e oggettivante. Su questi pannelli, aggregati in modo da formare grandi superfici murali, Di Lollo distende il colore con tecnica industriale proprio per ottenere un risultato il più possibile lontano da una espressività di natura lirica.

Ciò che egli persegue è piuttosto un ordine costruttivo, un'architettura cromatica che condizioni l'ambiente con la sua presenza incombente e con i timbri puri e squillanti del colore. Alle sue spalle si individua chiaramente una precisa presenza culturale quella che era maturata nell'ambito del concretismo italiano del secondo dopoguerra e che ha dato recentemente altri esiti nell'area della nuova astrazione oggettuale e della ricerca di pure strutture, libere da qualsiasi preoccupazione fabulatoria o intimistica.

Il colore di Di Lollo tende quindi a rinunciare a motivazioni di ordine emozionale ad abolire ogni funzione di rimando o di metafora, sicché l'opera acquisita il significato di una presenza oggettiva, di una cosa che entra a far parte, come un oggetto, della nostra scena quotidiana.